Riscaldaldamento globale. Che rischi corre il nostro pianeta?
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2019-10-03T00:00:00.000Z
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Scopriamolo con Ariston, che del comfort termico è un vero specialista.
L'8 ottobre scorso, a Incheon, in Corea del Sud, è stato presentato il più rilevante studio scientifico di sempre sul riscaldamento globale. Redatto dall'Intergovernmental panel for climate change (IPCC dell'Onu, è una relazione che sintetizza i dati raccolti nell'analisi di oltre 6mila ricerche scientifiche, e illustra il mondo a cui andremo incontro se non dovessimo raggiungere l'obiettivo fissato dall'accordo di Parigi, in vigore dal 2016, entro 12 anni. Con questo patto, detto anche Cop21, i Paesi firmatari si sono impegnati a mettere in campo misure significative per limitare il surriscaldamento del clima, mantenendo le temperature tra il grado e mezzo e i due gradi in più rispetto ai livelli pre-industriali.
Proprio l'IPCC nel 1998, aveva stabilito che, senza ombra di dubbio, responsabili dell'aumento delle temperature sono le attività umane:
l'utilizzo di fonti energetiche di origine fossile, la deforestazione, la decomposizione di rifiuti, gli allevamenti intensivi di animali causano emissioni artificiali nell'atmosfera di anidride carbonica e metano. Da qui l'effetto serra che fa aumentare le temperature. La concentrazione di C02 nell'atmosfera non è mai stata così alta: ad aprile, per la prima volta negli ultimi 800mila anni, si è superato il limite di 410 parti per milione. Negli anni ‘50 le prime misurazioni davano 310 parti per milione: un quarto in meno di oggi.
Ma torniamo all'impegno preso nel 2016, il Cop21. Oggi il termostato segna già +1°C rispetto al limite di surriscaldamento del pianeta, lasciandoci con un margine di manovra di solo mezzo grado. Ma proprio questo mezzo grado, spiegano gli oltre 90 scienziati incaricati dall'Onu – e vincitori del premio Nobel per la Pace nel 2007 – può fare un'enorme differenza. Può salvare tra il 70% e il 90% delle barriere coralline, che a 2°C cesserebbero di esistere; può ridurre l'innalzamento dei mari di 10 centimetri, permettendo a oltre 10 milioni di persone di scampare ai rischi correlati all'erosione della terra ferma; può diminuire la drammaticità di eventi climatici come le ondate di caldo, la siccità e i cicloni tropicali; può frenare lo scioglimento del permafrost e garantire la sopravvivenza di diverse specie animali e vegetali. Significa preservare il mondo come lo conosciamo oggi.
L'8 ottobre scorso, a Incheon, in Corea del Sud, è stato presentato il più rilevante studio scientifico di sempre sul riscaldamento globale. Redatto dall'Intergovernmental panel for climate change (IPCC dell'Onu, è una relazione che sintetizza i dati raccolti nell'analisi di oltre 6mila ricerche scientifiche, e illustra il mondo a cui andremo incontro se non dovessimo raggiungere l'obiettivo fissato dall'accordo di Parigi, in vigore dal 2016, entro 12 anni. Con questo patto, detto anche Cop21, i Paesi firmatari si sono impegnati a mettere in campo misure significative per limitare il surriscaldamento del clima, mantenendo le temperature tra il grado e mezzo e i due gradi in più rispetto ai livelli pre-industriali.
Proprio l'IPCC nel 1998, aveva stabilito che, senza ombra di dubbio, responsabili dell'aumento delle temperature sono le attività umane:
l'utilizzo di fonti energetiche di origine fossile, la deforestazione, la decomposizione di rifiuti, gli allevamenti intensivi di animali causano emissioni artificiali nell'atmosfera di anidride carbonica e metano. Da qui l'effetto serra che fa aumentare le temperature. La concentrazione di C02 nell'atmosfera non è mai stata così alta: ad aprile, per la prima volta negli ultimi 800mila anni, si è superato il limite di 410 parti per milione. Negli anni ‘50 le prime misurazioni davano 310 parti per milione: un quarto in meno di oggi.
Ma torniamo all'impegno preso nel 2016, il Cop21. Oggi il termostato segna già +1°C rispetto al limite di surriscaldamento del pianeta, lasciandoci con un margine di manovra di solo mezzo grado. Ma proprio questo mezzo grado, spiegano gli oltre 90 scienziati incaricati dall'Onu – e vincitori del premio Nobel per la Pace nel 2007 – può fare un'enorme differenza. Può salvare tra il 70% e il 90% delle barriere coralline, che a 2°C cesserebbero di esistere; può ridurre l'innalzamento dei mari di 10 centimetri, permettendo a oltre 10 milioni di persone di scampare ai rischi correlati all'erosione della terra ferma; può diminuire la drammaticità di eventi climatici come le ondate di caldo, la siccità e i cicloni tropicali; può frenare lo scioglimento del permafrost e garantire la sopravvivenza di diverse specie animali e vegetali. Significa preservare il mondo come lo conosciamo oggi.
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