Quanto consuma un climatizzatore? - Ariston
Guida al risparmio

Quanto consuma un climatizzatore?

By Ariston

I condizionatori sono elettrodomestici sempre più diffusi nelle case degli italiani. Utili, e certe volte indispensabili, contribuiscono a raggiungere il giusto comfort domestico. Le ultime tecnologie sono sempre più performanti e promettono consumi decisamente ridotti. Ovviamente, sono diversi i parametri in base ai quali varia il consumo di un climatizzatore:

  • classe energetica
  • modello dell’apparecchio: condizionatore o climatizzatore
  • potenza del compressore

Ma vi sono anche dei parametri non dipendenti direttamente dalla macchina, bensì da fattori esterni:

  • dimensioni dell’ambiente da climatizzare
  • qualità dell’isolamento termico della casa
  • durata di attività del condizionatore
  • modalità di funzionamento maggiormente usata.

Gli ultimi modelli in commercio sono concepiti per ottimizzare le prestazioni e offrire un notevole risparmio sui costi in bolletta. I modelli con tecnologia inverter, per esempio, permettono di regolare il funzionamento della macchina in base alla temperatura impostata e mettere in stand-by l’apparecchio quando non serve.

Tra le condizioni determinati per il consumo elettrico di un climatizzatore, come detto, vi è la classe energetica di appartenenza. In base a questa, infatti, è possibile stilare una tabella riassuntiva dei consumi medi annui. La classe più alta, la A+++, consuma circa 160 kWh/anno, la B intorno ai 260 kWh/anno. Come si può notare, la differenza di consumi energetici tra le prime classi è notevole e arriva anche a triplicarsi per le categorie più basse E e F.

Esistono anche altri due parametri per valutare il consumo medio di un climatizzatore e sono l’indice SEER che valuta il consumo stagionale in modalità raffreddamento e l’indice SCOP che valuta il consumo stagionale in modalità riscaldamento (nel caso delle pompe di calore).

Un’altra variabile è costituita dalla potenza del climatizzatore. Questa è espressa in BTU. Ovviamente, maggiore è la potenza, maggiori, in linea di massima, sono anche i consumi. Va detto però, che i BTU vanno calcolati in base alle dimensioni e caratteristiche della stanza da raffrescare. Infatti, un climatizzatore poco potente, rischierebbe di consumare notevolmente perché stenterebbe a raggiungere il clima desiderato. La giusta potenza, invece, permette alla macchina di lavorare a regime, ottimizzando le prestazioni e riducendo i consumi.

Considerate anche che i modelli dual split richiedono energia minore rispetto a più monosplit. Quindi, quando è possibile, è preferibile installare un motore con più split, piuttosto che diversi sistemi indipendenti.

Come accennato, i consumi di un climatizzatore dipendono anche da fattori esterni alle caratteristiche della macchina. Infatti, il modo in cui si utilizza l’elettrodomestico è determinate per i costi in bolletta. Per prima cosa, bisogna tener presente che la modalità dry consuma meno della modalità cooling. Quindi, per risparmiare, è preferibile scegliere di utilizzare il climatizzatore in modalità deumidificatore, piuttosto che per il condizionamento dell’aria.

Poi, le condizioni dell’ambiente in cui lavora il climatizzatore incidono notevolmente. Se la stanza non è ben isolata e ci sono dispersioni termiche, il condizionatore starà in funzione più a lungo e impiegherà più tempo per raggiungere la temperatura desiderata. Se lo si tiene acceso anche quando nella stanza non vi è nessuno, è ovvio che questo consumerà elettricità in più senza motivo.

Infine, un altro fattore determinante, per i consumi di un climatizzatore, è quello della manutenzione. Un apparecchio ben funzionante garantisce migliori performance. Quindi, fate attenzione alla pulizia periodica dei filtri e alla ricarica del gas refrigerante che garantisce la giusta pressione all’interno delle tubature.