Riscaldamento globale: gli impianti amici dell'ambiente - Ariston
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Riscaldamento globale: gli impianti amici dell'ambiente

By Ariston

È ormai moltissimo tempo che sentiamo parlare di riscaldamento globale, una minaccia per la vita del pianeta e per la nostra salute visti i dati preoccupanti che ogni giorno ci riportano gli esperti. L’allarme è partito il secolo scorso e non smette di suonare. Quando si parla di riscaldamento globale ci si riferisce al brusco innalzamento delle temperature causato soprattutto dell’aumento dei gas serra nell’atmosfera e dalle emissioni globali nocive che la sempre più crescente attività industriale e il benessere economico hanno favorito. A scatenare il surriscaldamento, tra i fattori principali, l’elevata quantità dell’anidride carbonica (CO2), un gas serra che con la complicità del metano e del vapore acqueo, si è spinto a danneggiare il pianeta a seguito dello sfruttamento dei combustibili fossili, delle tante selvagge deforestazioni e dagli allevamenti intensivi degli animali. Quello che il riscaldamento globale provoca è facilmente intuibile: influisce in maniera irreversibile sullo scioglimento dei ghiacciai, favorisce l’estensione dei deserti subtropicali ed è la causa principale dell’aumento del livello dei mari, siccità, variazioni estreme del clima tropo caldo. Il tristemente famoso effetto serra, dunque, permette alle radiazioni del sole di raggiungere facilmente la superficie terrestre e di trattenere il calore in uscita. In realtà, la terra riceve le radiazioni solari da milioni di anni e senza l’effetto serra la temperatura del globo sarebbe inferiore di quasi 30°. Il problema è dunque la presenza eccessiva di questi gas.

Il riscaldamento globale riguarda quindi sia l’atmosfera terrestre sia gli oceani e purtroppo è un fenomeno ancora di grande attualità che interessa gli scienziati soprattutto in vista del rischio altissimo per la salute della popolazione mondiale.

Il riscaldamento globale della terra è un triste argomento di grande attualità di cui tutti i media parlano quasi ogni giorno e ha inevitabilmente interessato tutti i paesi del mondo che hanno cercato, nel corso degli anni, di mettere a punto un’attenta analisi politica di salvaguardia dell’ambiente che potesse scongiurare le previsioni più drastiche dei ricercatori per i prossimi anni.

Gli accordi ufficiali

Nel dicembre del 2015, a Parigi, 195 nazioni hanno siglato il primo accordo universale sul clima mondiale che pone anche basi giuridiche vincolanti e dal quale il presidente Trump ha fatto uscire gli Stati Uniti. È un importante piano d’azione globale che dovrebbe essere in grado di far fronte a questi preoccupanti cambiamenti che hanno già portato gravissime conseguenze a più livelli. Non solo un impatto ambientale di questo fenomeno, quindi, ma anche effetti sull’economia, sulla politica e sulla società.

A seguito degli studi approfonditi di esperti del settore, è stato stabilito che si rende necessario mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° e l’accordo di Parigi punta proprio a questo risultato che, purtroppo, ad oggi, non si è ancora raggiunto.

I membri si riuniranno ogni cinque anni per stabilire nuovi obiettivi in base allo studio della scienza che, sostenuta da una sempre più avanzata tecnologia di settore, porterà alla luce nuovi punti si cui dibattere e per cui trovare una soluzione.

Sono chiamati tutti a partecipare a questo ambizioso progetto per aumentare il livello di guardia e salvare il pianeta e le specie umane e animali. Il coinvolgimento, infatti, anche delle regioni, delle città, degli enti, del settore privato, sarà parte integrante di questo disegno salvifico.

La principale azione dell’Unione Europea volta a sostenere l’azione per il clima si traduce con direttive ben precise per ridurre sempre di più le emissioni di gas nocivi che, nell’ultimo anno, hanno battuto ogni record.

Partendo dal basso e quindi da quanto anche i singoli cittadini possono fare, l’Unione Europea ha, tra le tante cose, emanato una normativa, meglio conosciuta come "Regolamento ecodesign" che impone la classificazione energetica che tutte le etichette degli elettrodomestici devono riportare. Le emissioni nocive derivano soprattutto dagli impianti di riscaldamento e anche in questo settore si sono poste delle condizioni al fine di promuovere un’ecosostenibilità degli edifici. Già dal 2016 le caldaie e gli scaldabagni tradizionali sono costretti a lasciare spazio ai nuovi impianti, ai sistemi ibridi, alle più moderne caldaie a condensazione. Per questi nuovi prodotti la classificazione energetica diventa obbligatoria. Devono tutti possedere l’etichetta riportante la classe di appartenenza che descrive gli standard di efficienza energetica.

Gli impianti che danno una mano all'ambiente

La caldaia a condensazione, una vera amica dell’ambiente per il lavoro che svolge.

Le caldaie a condensazione si avvalgono di una tecnologia fortemente avanzata che permette di recuperare una parte del calore contenuto nel vapore acqueo presente nei gas di scarico. Il loro sistema permette ai gas di attraversare, prima di essere espulsi, uno scambiatore di calore che riesce a condensare il vapore acqueo trasferendo una parte del calore latente di condensazione all’acqua del circuito primario. In questo modo, i gas di scarico raccolti vengono espulsi ad una temperatura che si aggira intorno ai 60° (e non 120° come nelle vecchie caldaie) e il calore che altrimenti andrebbe disperso viene recuperato.

È chiaro quindi come una caldaia a condensazione riesca a garantire un consumo di combustibile inferiore rispetto ad una caldaia tradizionale, con il risultato di una quota di energia recuperabile che si aggira intorno al 16% e che è meno impattane sull’ambiente

I vantaggi che una caldaia a condensazione assicura sono molti. Primo fra tutti l’efficienza che è superiore del 30% rispetto a quella delle caldaie tradizionali; segue una elevata sicurezza perché sono caldaie a tenuta stagna che, scaricando fuori i fumi prelevati dall’aria esterna, non permettono una contaminazione dell’ambiente. I fumi, infatti vengono espulsi attraverso apposite canne fumarie. Inoltre, una caldaia a condensazione può essere installata anche all’interno dell’abitazione evitando così un contatto diretto con l‘aria fredda nei mesi autunnali e invernali e garantendo un ulteriore risparmio energetico.

Oltre alla caldaia a condensazione, l’ambiente viene tutelato anche da altre fonti di riscaldamento come le biomasse. Le caldaie a biomassa sono dotate di un bollitore ad accumulo che garantisce il continuo stoccaggio del calore. Funzionano con combustibili naturali come la legna o i pellet (trucioli o segatura compressi) che, brucando, generano calore.

È possibile collegare le caldaie a biomassa ai pannelli solari, un altro sistema amico dell’ambiente che garantisce comfort in casa e un notevole risparmio sul lungo periodo sui consumi. I pannelli sfruttano l’energia solare per il riscaldamento dell’acqua sanitaria: trasferiscono il calore assorbito dal sole all’acqua del serbatoio e permettono la produzione di acqua calda.

In Italia, la scelta ecologica viene promossa con un’agevolazione fiscale che garantisce rimborsi fino al 65% della spesa sostenuta purché sia stata fatta in un’ottica di risparmio energetico per ridurre le emissioni dei gas serra. Le spese per gli aggiustamenti che mirano a rendere una casa ecosostenibile vengono ammortizzati sia dalle agevolazioni fiscali, sia da un ingente risparmio a lungo termine.