Come ridurre l'inquinamento dell'aria - Ariston
Ambiente

Come ridurre l'inquinamento dell'aria

By Ariston

Negli ultimi anni l'attenzione rivolta a ridurre l’inquinamento dell’aria, che rappresenta ormai un grosso rischio per la salute dell’ambiente e delle popolazioni, è in forte aumento. In tutto il mondo, vengono messi in atto importanti studi sul rilevamento dell’inquinamento atmosferico, che è diventato una delle cause principali di mortalità o di gravi malattie: anche un recente rapporto dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) conferma che il 92% della popolazione mondiale vive in luoghi dove i livelli di particelle sottili superano i limiti, con circa tre milioni di decessi dovuti all’inquinamento atmosferico esterno. Se poi viene considerato l’inquinamento interno, con utilizzo di combustibili per uso domestico e/o industriale, allora il numero dei decessi raddoppia. Senza dimenticare che, se aggiungiamo tutti i rischi ambientali, e non solo l’inquinamento atmosferico, allora i decessi superano i tredici milioni l’anno, oltre le tante malattie connesse. L'aria meno inquinata, che non danneggia le vie respiratorie, è quella presente in aree remote come i poli o ad alta quota, nel mezzo degli oceani o nei deserti.

Sempre secondo l’OMS, tra le cause principali di sostanze inquinanti ci sono anche i mezzi di trasporto inefficienti, i combustibili per uso domestico, la combustione dei rifiuti, le centrali elettriche alimentate a carbone e le attività industriali, alle quali si aggiungono fenomeni naturali come le tempeste di sabbia, che hanno una notevole influenza sulla qualità dell’aria. Questo fa capire perché nelle zone più povere della Terra, concentrate nel sud-est asiatico e in Africa, la percentuale di malattie è molto più alta che nel resto del mondo.

La situazione in Europa

Secondo l’OMS, fino al 20% delle morti totali potrebbero essere evitate con interventi ambientali, ma la previsione non è uguale per tutte le regioni dell’Europa: i rischi sono minori nell’Europa occidentale e settentrionale, mentre sono più alti in alcuni stati dell’Europa orientale, per la qualità dell’acqua e per l’inquinamento atmosferico e chimico.

Tra i dieci posti meno inquinati al mondo, infatti, scopriamo che ben 5 sono in Europa. Si tratta di Oslo in Norvegia, Stoccolma in Svezia, Zurigo e Berna in Svizzera e Helsinki in Finlandia. Per tutte queste città, la scelta vincente è stata di puntare su un trasporto pubblico efficiente, ecologico o addirittura elettrico, unito a un buon sistema di smaltimento dei rifiuti e ad ampi spazi verdi per ossigenare l’ambiente.

La situazione in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, le malattie attribuibili a cause ambientali, come lo smog, raggiungono il 14%, per un totale di 91.000 morti l’anno, di cui 8.400 per inquinamento atmosferico, ovvero 23 al giorno. Questi risultati fanno detenere il primato tra le nazioni occidentali più inquinate, con punte più alte nella Pianura Padana, in città come Roma, Firenze, Napoli, Torino, Milano e Taranto, anche se con motivazioni diverse. Le concentrazioni di polveri sottili inquinanti hanno fatto sì che l’Italia subisse una procedura d’infrazione dall’UE, sia per il particolato sia per il biossido d’azoto.

Tutti gli enti locali, ormai, cercano di far applicare, con grossa fatica, le norme per evitare il superamento dei livelli di pericolosità, con divieti, obblighi, rimedi alternativi, che non sempre sono o possono essere rispettati.

L’Istat, ogni anno, raccoglie dati ambientali relativi ai comuni capoluogo di tutte le province italiane, in modo da fornire informazioni che possano consentire il monitoraggio dello stato dell’ambiente urbano e verificare cosa facciano le amministrazioni locali per assicurare la buona qualità dell’ambiente, riducendo l'esposizione alle conseguenze dell'inquinamento. E questo è fatto confrontando i dati rispetto agli anni precedenti.

Le responsabilità del traffico

Il traffico stradale è il principale responsabile dell’inquinamento, soprattutto per ossidi di azoto e particolato, cui si aggiungono altre fonti d’inquinamento, tra cui la biomassa legnosa. Negli ultimi decenni è aumentata la quota del legno per i consumi energetici nel settore residenziale. I caminetti aperti e le stufe manuali sono responsabili del 90% delle emissioni di particolato del settore. Non è da scartare, tra le sorgenti d’inquinamento, quello extraurbano, come la produzione agricola (con i fertilizzanti) e la zootecnia. E infine, ci sono l’industria, la produzione elettrica e lo smaltimento dei rifiuti.

Sicuramente l'aumento del traffico stradale, nonostante un timido sviluppo della tecnologia rivolta alla produzione di motori alimentati da fonti meno inquinanti e il maggior utilizzo di gas nei trasporti, la fa da padrone nell'incremento delle emissioni nocive, inducendo molti comuni a stabilire giorni e orari di chiusura al traffico nel proprio territorio, con un controllo più o meno efficace.

Ma siamo ancora a livelli di misure palliative e senza alcuna strategia efficace con interventi mirati a risolvere i problemi dell'inquinamento ambientale, ma con effetti davvero limitati e non in grado di avere un impatto reale sul benessere di tutti.

Cosa si può fare

Per prima cosa occorre eliminare quelle soluzioni temporanee e non strutturali, varando una strategia nazionale per la qualità dell’aria, riducendo la mobilità in città, inserendo gli obiettivi su clima e inquinamento nelle politiche energetiche, migliorandone i valori, destinando più risorse per il trasporto pubblico condiviso, finanziando i ricercatori e il monitoraggio, migliorando l'utilizzo dei veicoli e dei mezzi di trasporto, riqualificando edifici pubblici e privati, limitando le biomasse per il riscaldamento domestico, controllando le emissioni dell’agricoltura, dando più spazio alle tecnologie nell’industria.

Un'efficace, anche se non risolutiva, misura a favore del sistema è l'incentivo fiscale per permettere il risparmio energetico, previsto dall'art. 1, comma 3 della Legge del 27 dicembre 2017 n. 505 (Legge di bilancio 2018).

L'OMS propone anche delle strategie da mettere in campo per ridurre i livelli d’inquinamento troppo alti e i danni consequenziali, ponendo al centro degli studi la sostenibilità ambientale in diversi settori. Energie rinnovabili e riduzione delle emissioni industriali sono altri due pilastri, suggeriti dall'OMS, per salvaguardare la buona qualità dell'aria, con l'aiuto della scienza.

Nel 2015, la società internazionale, riunita a Parigi, si è impegnata, come Obiettivo di sviluppo sostenibile, a ridurre, entro il 2030, il numero di morti e di malattie causate da inquinamento atmosferico. Il Trattato di Parigi prevede che i paesi puntino a ridurre il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile. Lo scopo è raggiungere un equilibrio tra le emissioni derivanti da attività umane e la riduzione delle concentrazioni di gas serra nell’aria.